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Il TRIM GIUSTO: QUESTIONE DI CM… PART II
Continuando il discorso aperto la scorsa volta, allorchè ci eravamo concentrati sui settaggi relativi alla tavola, passiamo ora in questa seconda parte a concentrarci sul trim del rig, ossia dell’insieme costituito da vela, albero e boma , che costituirà il "motore" dei ns. slalom.
LA VELA
In genere va detto che la principale regolazione che possiamo imprimere alle nostre vele, oltre a quella costituita dall’impiego dell’albero consigliato dalla casa, attiene alla regolazione inerente la tensione del caricabasso. Eviterò di "ammorbarvi" su come detta regolazione incida sullo spostamento del grasso che il velaio decise di conferire alle diverse misure di vela esaminate, sia perché si finirebbe per andare troppo sul tecnico, sia perché risulterebbe in pratica un discorso impossibile da effettuare in generale, dovendosi invece ripetere per ogni tipo di race, o race am analizzata, e per ogni misura presa in considerazione. Come guida basilare ritengo, quindi, sufficienti le poche considerazioni che seguiranno, ritenendole più che sufficienti allo scopo di chiarire alcuni aspetti chiave della “materia”, specie a tutti quei neofiti della disciplina che si apprestano a far propri i primi rudimenti dello slalom. Alla luce di ciò va primariamente riportato come la regolazione base “tramandata dai ns padri” di cazzare di più sotto il caricabasso all’aumentare del vento, e di lascare la vela con meno vento, in maniera rispettivamente da far aprire maggiormente, o meno, la stessa, necessiti di alcune necessarie precisazioni, rese indispensabili dall'evoluzione delle moderne slalom sails. La prima ,che per esperienza diretta mi sento di condividere, è quella che allorchè siamo al cospetto di una vela nuova buona regola sarà quella di non imprimere tutta la tensione raccomandata dalla casa almeno nella prima/seconda uscita. Questo perchè le moderne slalom e freeslalom, concepite spesso con alte tensioni di caricabasso, richiedono nel più dei casi alcune uscite che potremmo definire di “assestamento” per potersi esprimere al meglio, e per poter , progressivamente, consentire ai tessuti di prendere quel minimo di morbidezza necessaria e naturale per poter esprimere tutte le performance di cui sono capaci. Ne discende che cazzare 1 o 2 cm meno della specifica di caricabasso, non solo non costituirà una tragedia, ma a mio avviso rappresenta una buona norma per non “stressare” + del dovuto il vs. nuovo acquisto. Passata però tal “fase di iniziazione”, e quindi ripristinata una normalità nei settaggi, va detto che anche le regolazioni imprimibili attraverso il caricabbasso, a seconda di condizioni più o meno ventilate, si giocheranno tutte sulla soglia di pochi cm. Infatti, volendo passare da un settaggio da vento forte ad uno per vento più leggero dovremmo agire nell'ordine, solitamente, di 1 / 3 cm. Minime regolazioni, ma capaci di dar un profilo assai diverso alla vostra ala da velocità.

Mi accorgo infatti, sempre più spesso, come per molti amatori e neofiti della disciplina sia una vera e propria sorpresa vedere come quell’ultimo cm che non volevano, o che semplicemente che non riuscivano a cazzare, faccia cambiare decisamente l’aspetto e lo shape, in entrata, ed in uscita, della loro vela, trasformando spesso una vela dal “tiro” decisamente massacrante gestibile per 10-15min, in “+ docili compagne di giochi” capaci di farli divertire, senza troppi sforzi, anche per ore e ore.

Quindi il suggerimento che vi posso dare, è quello di partire sempre dalla regolazione consigliata dalla casa , di non esagerare mai nel cazzare o lascare, ma di limitarsi ad apportare, a seconda dei casi di + o - vento, una maggiore, o minore, tensione sempre nell’ambito di 1 / 2cm.

NB: Indurre un profilo troppo magro, in ragione di un settaggio oltre il consigliato, renderà, infatti, la vostra vela solo più nervosa, ma non accrescerà il fattore di controllo, portando invece ad una mera destabilizzazione nella spinta offerta dal vostro rig.
Insomma la vs vela tirerà solo differentemente, ma non di meno!

Spesso va poi detto come i veri PRO della disciplina usino addirittura regolazioni apparentemente “contraddittorie” con questa regola, lascando di 1 / 2 cm il caricabasso proprio quando le condizioni di vento e chop si fanno più difficili, o quasi impossibili, da controllare, potendo ritrovare nel maggiore profilo, ed in una vela più chiusa, un supporto ed una spinta decisiva per tener maggiormente schiacciata la loro tavola allorchè le condizioni estreme lo richiedano… Viceversa lasciare troppo grassa la vostra vela, cazzandola sensibilmente meno del consigliato, non vi consentirà prestazioni migliori con il vento leggero, ma vi regalerà solo una vela più pesante tra le braccia ed incapace di accelerare alla minima raffica.
Uso della tack strap
Fondamentale, e spesso sottovalutato, al fine di conferire il giusto profilo alla priopria vela è, poi, un corretto uso della cinghia posta alla base della vela e denominata in gergo "tack strap". Cazzandola con energia vi sarete accorti come la vela prenda “grasso” in basso e di come anche la balumina risulti più in tensione.

Diverso tempo fa lessi, a tal proposito, un commento di K. Pritchard su quanta differenza potesse apportare nelle performance l’uso corretto di tal accessorio…dopo anni di uso non posso che dar ragione al buon Kevin…stupendomi anche io di quanto possa aumentare le prestazioni una giusta tensione della tack strap.

Prolunga corta o lunga?!
Sono sicuro che qualcuno non sappia poi che anche l'uso di prolunghe diverse può comportare variazioni significative nel proprio rig...
Vedo spesso molti usare impropriamente prolunghe lunghissime da 46 cm, inserendole, poi, quasi tutte nell’albero, anche se la vela ne richiede a malapena 20cm… NB: l’apparente innocente pratica di usare prolunghe “smisurate” può in realtà comportare variazioni nel trim e nelle performance del vs rig, irrigidendo la base dell’albero e variando sensibilmente la sua curva, aumentando così proprio quella rigidità di cui abbiamo parlato sopra…con l'effetto di avere vele più "piene" e meno...
Chi l'avrebbe mai detto?!
Uso dell’albero consigliato o di uno compatibile.
Nei settaggi ora indicati, un ruolo decisivo, e primario, lo fa senza ombra di dubbio l’uso dell’albero con cui la vela è stata “disegnata ed ideata”. Moltissimi di voi sapranno già bene quante siano infatti, a prescindere dall’analogo valore dichiarato da ogni costruttore circa l’IMCS, le reali differenze che possono intercorrere tra due alberi aventi la medesima lunghezza, quantità di carbonio, processo costruttivo e rigidità dichiarata. A volte, inoltre, significative differenze si ritrovano anche tra le diverse produzioni di un medesimo produttore, e persino nell’ambito del medesimo modello della stessa casa…Quindi figuriamoci tra due alberi "cugini" accomunati da un numeretto buttato lì! Considerate inoltre che il valore di rigidità dichiarato dai vari produttori è, infatti, solo uno specchietto dietro al quale andrebbero viste con attenzioni le % di flex del top e del bottom per capire realmente come lavorino due alberi differenti. A tal proposito mi permetto di segnalarvi l’enciclopedico lavoro di catalogazione fatto dal sito http://www.peterman.dk/masts-all-imcs01.htm che riassume una serie di test su molti alberi in circolazione e che da un’idea più chiara per capire di “cosa” sto parlando…
Orientarsi in tal "magma" è pressochè impossibile, a meno di costosi tentativi, il più delle volte fallimentari. Nonostante ciò, spesso, e credo che la cosa sarà capitata anche a voi, sento dire: “prendi quell’Albero X che è uguale al Neilpryde” o “prendi quell’albero Y che ha la stessa curva del North”... affermazioni queste nella maggioranza dei casi frutto di vere e proprie “leggende metropolitane”, che probabilmente renderanno l’ignaro, e fiducioso, acquirente scontento del suo acquisto… Chiariamo a tal proposito alcune cose che credo ormai scontate.
L’unica differenziazione “di trattamento” che si può fare in materia di abbinamenti alberi/vele, è solo quella relativa al tipo di vela su cui l’albero si dovrà armare, infatti se è una Race pura purtroppo per il vs. portafoglio sarà difficile sfuggire alla regola che “ogni vela vuole l’albero, spesso costosissimo, indicato dalla casa”, mentre se è una più tranquilla Freerace o Race Am (freerace a 2 o slalom a tre camber e tasca semi larga) si potranno anche studiare soluzioni alternative, e maggiormente economiche, non essendo vele esigentissime sotto quest'aspetto. Considerate, comunque, che lo sviluppo di un profilo è figlio di modifiche che si producono nell’ambito di cm, e qualche volta di mm…, e se considerate che il tutto è poi determinato in buona parte dall’albero che metterete dentro, sarà anche facile capire come differenti curve possano determinare risultati pratici, e prestazionali, diametralmente diversi con buona pace anche della più costosa e performante, sulla carta, Slalom sail… Un buon consiglio che mi sento di dare a tal proposito è quindi, seppur mi renda conto che sia assai banale, di prendere sempre in considerazione innanzitutto l’albero su cui le vostre vele sono state “tagliate”, vedrete che quantomeno non sbaglierete e non butterete i vs soldi dietro a non ben identificati “oggetti misteriosi”. Viceversa, fossi in voi, solo e soltanto se si ha la fortuna di poter provare, prima di comprare, qualche albero “alternativo” si potrà prendere in considerazione anche ai fini di un successivo acquisto...
Alla prox puntata per altre considerazioni su cime del trapezio e boma
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